Avellino club Cambiano


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Promozione 2007

Avellino Calcio12


La Serie B, è nostra
17 Giugno 2007, Finalmente tutte le paure e le preoccupazioni della vigilia sono finite, ha parlato il campo e come sempre il responso è inequivocabile l'AVELLINO E TUTTI I SUOI TIFOSI SONO IN SERIE B
E tutta l’Irpinia impazzisce di gioia
La città si è tinta di biancoverde. I tifosi dell'Avellino hanno scaricato lungo le strade la tensione accumulata sugli spalti. A piedi, sugli scooter, a bordo di trattori e camion: i mezzi per la sfilata dei festeggiamenti per la promozione in serie B sono stati i più disparati. Tifosi provenienti da tutta la provincia. Luciano Greco di Mercogliano, ha scelto il trattore, rigorosamente verde, per trasportare i tifosi in giro per la città. Pierluigi Ambrosiani di Montemiletto, esibisce con fierezza il rosario biancoverde che ha portato con sé allo stadio. «L'ha preparato per l'occasione il superiore del convento di Sant'Egidio a Montefusco, padre Antonio Salvatore - racconta - visto che le cose si mettevano male, ci siamo affidati alla fede e ha funzionato». Un gruppo di ragazzi di Montella fa il bagno nelle fontane di piazza Libertà mentre Biancolino si fa spazio tra la folla e porta in giro una grande "B", tra gli applausi dei tifosi più temerari che, per godersi la festa dall'alto, si sono arrampicati sul tetto dell'edicola. Il traffico, dalla fine della partita a tarda notte è letteralmente impazzito. Le auto sfrecciano davanti al tribunale tappezzate di bandiere e dal finestrino di una Fiat Tipo spunta un manichino con la divisa dell'Us Avellino. La festa non ha età. Ne sa qualcosa Rosa Iannuzzi, 75 anni, avellinese, che si gode la promozione sfilando con la maglia biancoverde: «Ogni domenica sono allo stadio anche in trasferta. Bisogna crederci fino in fondo, lo sentivo che ce l'avremmo fatta». E lungo le strade spuntano anche "pezzi" del Partenio. Raffaele Lucci, 30 anni di Avellino, porta in trionfo un frammento del manto erboso. «È il simbolo della promozione - dice - conservo anche un pezzo di prato di Crotone e del Partenio prelevato dopo la gara col Napoli».


La Forza del Gruppo
Lello Venezia È la quinta promozione in serie B. Probabilmente la più sofferta per come è maturata: un eurogol di Rivaldo a due minuti dalla conclusione dei tempi regolamentari quando sembrava inevitabile il baratro. Poi il trionfo nei tempi supplementari. Una vittoria sofferta come l’intero campionato. È stata una stagione travagliata con incomprensioni tra dirigenza e tifosi, con penalizzazioni e squalifiche. Ma, nonostante tutto, la squadra e la società hanno centrato l’obiettivo. È questa l’alchimia (e il fascino) del calcio. Rieccoci in B, dunque, ma per restarci. E il modo migliore per iniziare è quello di ricostruire l’unità squadra-tifosi-dirigenti. Il Partenio strapieno, la festa nelle piazze e nelle strade della città fino a tarda ora, i cori a favore dei calciatori e dei dirigenti testimoniano della volontà di ritornare ad essere gruppo compatto. I Pugliese hanno chiesto una settimana di riflessione per decidere cosa fare. La promessa di riportare la squadra tra i cadetti l’hanno mantenuta, anche ingoiando tanti bocconi amari. È giusto che si godano il successo, magari togliendosi anche qualche sassolino dalle scarpe. Tra sette giorni, però, occorre guardare al futuro e ripartire con entusiasmo. I due fratelli manager hanno ragione quando sostengono che nel calcio, in una città di provincia, per una programmazione seria occorre il concorso anche delle istituzioni. Così è stato negli anni gloriosi della A, così deve essere per il futuro. Comune e Provincia non possono tirarsi indietro: lo stadio va adeguato, la società va sostenuta. L’Avellino calcio è patrimonio della nostra comunità. Il «Miracolo Avellino» può ripeters

Vavassori guarda al futuro: resto ad Avellino
ANNIBALE DISCEPOLO
Quella sua ”divisa”, camicia e pantaloni di tela jeans, è un portafortuna. È la stessa che indossava lo scorso anno quando traghettò il Genoa in B nella super sfida col Monza. Ai grifoni del presidente Preziosi è andata bene, visto che oggi sono in A. Ed allora perchè non pensare che la scaramanzia di Giovanni Vavassori da Arcene possa portare bene anche ai lupi? Lo dirà il campo, naturalmente, sul quale il tecnico lombardo, voluto dal responsabile dell’area tecnica Francesco Maglione quando c’era bisogno di un timoniere tutto d’un pezzo, siederà, meritatamente, la prossima stagione. «L’accordo con la società prevedeva che solo in caso di promozione sarei rimasto: penso che resterò e la cosa che mi fa molto piacere». La dichiarazione d’amore di Vavassori al «suo» Avellino è accompagnata da un lungo applauso in sala stampa, che lui è riuscito a guadagnare dopo aver dribblato da ex calciatore la gioia sfrenata, incontenibile dei tifosi. È rimasto impassibile anche nella bolgia dove lo champagne inondava lo spogliatoio il «Vava», a riprova di essere incorruttibile anche ad una indescrivibile felicità.Ma chi lo conosce, sa bene che il sergente di ferro si scioglie, ma in privato in momenti come questi. Ma farlo in pubblico tradirebbe emozione e, di riflesso, minerebbe l’autoritarismo e la freddezza che la truppa gli riconosce. «Abbiamo fatto tutti un bel lavoro - ammette abbozzando un sorriso - coronamento di due mesi di intenso lavoro: era difficile centrare un obiettivo così importante in un momento delicato, ma ci siamo riusciti. Mi fa piacere per la squadra, la società e la città che merita altri palcoscenici». «Ma - ed ecco subito il dna di maestro integerrimo - bisogna impare a gestire vittorie e sconfitte, avere grande equilibrio nei giudizi, guardare al domani e lavorare al meglio per fare le cose per bene». Insomma, Vavassori rimane in cattedra e stimola i suoi «alunni» anche in un momento di festa sfrenata, a riprova che col ”sergente di ferro” la vita, per chi resterà e chi arriverà, certo non sarà facile. È stata una stagione interminabile, che lui ha ereditato nel momento più delicato, corteggiato mentre era concentratissimo, da club che in B già c’erano, vedi il Frosinone. Lui nega, ma la notizia è vera e non c’è nulla di male. «Vava» ha recuperato in due mesi l’Avellino che ha recuperato energie, dimostrandolo anche ieri. «Sì - dice - nelle ultime quattro sfide ci siamo comportati da vera squadra, come oggi, a sfruttare tutto quello che c’era da sfruttare. Ma - riconosce un onesto Vavassori - non bisogna dimenticare le cose eccezionali che ha fatto questa squadra con Galderisi al timone. Poi sono arrivato io che con i miei collaboratori ho cercato di lavorare al meglio: da soli non si vince nulla, il nostro successo è di un’equipe che non ha sbagliato nulla, ma proprio nulla, capitalizzando anche l’impossibile».

De Angelis, un vero baluardo E per Rivaldo gol memorabile

Promozione meritata sul campo. GRAGNANIELLO 8 Salva la B quando non era stata ancora conquistata. Uscita coraggiosa e tempestiva (42') su D'Alterio. Provvidenziale (5'st), di pugno su Mastronunzio; uno-due su Salgado Pecchia. DE ANGELIS 7,5 spostato a destra prende subito le misure a Salgado che non passa mai. Nella ripresa ritorna all'antico, a sinistra su Mastronunzio. Nei supplemetari salva sull’attaccante D'ANDREA 6,5 fa il centrale; parte un pò contratto e paga in settimana ingiustamente un prezzo di responsabilità. E il resto del campionato? (27'st AMETRANO S.V. Innocente sul «giallo» che gli costa l'espulsione. ) PULEO 7,5 gli tocca Mastronunzio, uomo play off, che lui regola con esperienza e freddezza non da tutti in sfide simili. Nei supplementari marca l’amico Ignoffo, inventato centravanti. PORCARI 7 va forte sulla fascia, ma spesso deve fare i conti con la mina telecomandata Giordano che D'Adderio innesca nella tre quarti. (17'st RICCIO 6,5 Ci mette il cuore, l'esperienza ed anche quello che non ha più nelle gambe dopo un campionato sempre sulle righe. Professionista anche nell'ultima gara). DI CECCO 7 calamita tutti i palloni giocabili in mediana; fa i conti con volponi della specie Pecchia-Cardinale ma non demorde. Combattente impareggiabile. GARZON prova 7,5 Prova (23') il gol che al suo esordio spianò la vittoria e sfiora la traversa. Macina chilometri ma non disdegna gli inserimenti per vie centrali. (27'st RIVALDO 8 È la sua giornata. Dà un pallone d'oro al ”pitone” prima e poi insacca (43'st) un eurogol di sinistro al volo. Suo anche il tocco che lancia il ”pitone” per il 2-0). MORETTI 7 Shala non si vede; bum bum fa il suo dovere anche da marcatore. Un invito ghiotto per Grieco (36'); c'è del suo sul gol di Rivaldo, nato da un calcio d'angolo. GRIECO 6,5 soffre l'aggressività di Giordano; non si prende la esponsabilità di concludere (36’), ma in questo campionato, oltre a gol importanti ha dato molto all’Avellino. EVACUO 7,5 in splendida condizione; buon pallone (27'); al 32'st sfiora il palo. Sugella la sua prova con il penalty che fissa il 3-0 finale e la sua ultima fatica in biancoverde. BIANCOLINO 8 quando c'è da lottare, ginocchio o no, non si tira indietro. Sfiora (28') la traversa.È lui, capitano coraggioso, a traghettare dal dischetto i lupi in B dopo una stagione a dir poco esaltante.

L’EUFORIA DI GIOCATORI E DIRIGENTI
Negli spogliatoi si brinda con la birra
Fiumi di champagne? Macchè. Nello spogliatoio dei lupi, a fine partita, si brinda a sorsi di birra di marca rigorosamente italiana. In quelli del Foggia, invece, si versano lacrime amare che aumentano in maniera proporzionale alle grida di gioia provenienti dallo stanzone avellinese dove si vivono veri momenti di gloria e di delirio. La sconfitta per gli uomini di D’Adderio brucia ancora di più quando Moretti ed Ametrano intonano il coro ”volevate vincere...”. A ruota li seguono gli altri calciatori biancoverdi che sono praticamente rimasti tutti in mutande. Tocca allora a Puleo rilanciare il secondo coro firmato ”Ricchi & Poveri” con il classico ”Sarà perchè ti amo” ritmato per un’intera stagione dalla Curva Sud. Insomma, la festa abita proprio nel ventre del Partenio e si intensifica quando irrompono i fratelli Marco e Massimo Pugliese accompagnati da un nugolo di fotografi e giornalisti. Capita allora di vederne davvero di tutti i colori con Moretti che strappa il microfono dalle mani di un giornalista e va ad intervistare Ameterano e Riccio, due senatori dello spogliatoio dati al passo d’addio. Il terzino casertano prova ”a far esplodere” la sua domanda con la stessa irruenza del suo sinistro ma viene stoppato immediatamente da Riccio che, con una sigaretta tra le mani, si lascia andare ad un’eloquente espressione dialettale che sintetizza un campionato: «Simmò è chiù forti!». Più in là Ametrano lo supera fumando addirittura un sigaro cubano. E’ il preludio al rito promesso al team manager Giovanni De Cristofaro che, sotto le forbici di ”Figaro” Biancolino, vede cadere la sua folta chioma offerta come dono sacrificale sull’altare della B

CARLO TECCE La stagione di Raffaele Biancolino è cominciata con un tatuaggio: «Sufrir siempre, ceder nunca», esortazione spagnola per sopportare una lunga riabilitazione. Con un ginocchio appena ricostruito e una retrocessione da smaltire, il pitone camminava a stento, in quel di Cesenatico, mentre la squadra di Nanu Galderisi balzava dalla polvere all'altare, dal 5-2 di Ravenna allo 0-3 di Martina Franca. A ventinove anni e con una buona esperienza in sala operatoria, anche i più ottimisti vedono nero e alla porta, a bussare con insistenza, si presenta un nemico chiamato depressione. L'attaccante di Capodichino, protetto da undici incitamenti tatuati sul corpo, ha lasciato suonare sino a ottobre e, con l'aiuto della famiglia, ha scambiato una probabile crisi con una straordinaria voglia di riscatto. Il ritorno dell'uomo in più, chiuso in sordina dalle prodezze di Evacuo e Grieco, è per un'occasione importante: 15 ottobre 2006, derby con la Juve Stabia, doppietta decisiva per il 4-2 finale. È tornato e non se n'è più andato, anzi: tra un destro appena sfiorato e un sinistro di potenza, ha preso residenza nella storia dell'Unione Sportiva Avellino. «Lo scorso anno ho giocato con una gamba sola. Per il troppo amore verso questi colori, ho stretto i denti sino all'ultima giornata, aggravando anche la situazione del ginocchio. Ho provato a dare il mio contributo, ma non ci sono riuscito. Spero di potermi rifare». Con due gambe e un cuore grande così, Biancolino s'è rifatto con gli interessi: 24 reti (2 rigori) in 26 partite, ben 18 da dicembre con cinque doppiette (sei in totale). E, in più, il rigore del 2-0 trasformato ieri nella finalissima con il Foggia. Prepotente in area, gentiluomo fuori: «Sono contento per aver segnato a distanza di sette mesi, mi spiace per Evacuo: la squalifica non ci voleva, sta attraversando un ottimo periodo. Da amico gli sono vicino». E da quel giorno, Biancolino, quasi scusandosi, scanserà Evacuo e tanti altri attaccanti dall'almanacco biancoverde. E fuori dal letargo, fuori dall'ospedale, fuori dagli schemi tattici, Biancolino pareggia a Teramo e graffia la Salernitana, rimonta a Gallipoli e regola il Giulianova: chiude con 24 reti, 42 (escluso le tre nei playoff 2005) in quattro campionati in biancoverde. Alla voce "bomber", nella storia dell'Avellino, c'è Raffaele Biancolino su tutti: superato Salvatore Fresta (31 reti, 1992/1995), distaccato Ramon Diaz (22, 1983/1987). Re in assoluto, anche nel singolo campionato: 24 esultanze contro le 19 di Pasquale Luiso (1995/1996, serie B) e le 18 di Gigi Molino (2002/2003, C1) e Antonio Musiello (1975/1976, B). Nei tornei professionisti, invece, il pitone deve accontentarsi di fare il vice a Francesco Totti (26 reti con 5 rigori) e precedere il giovane Francesco Ripa del Sorrento (23 in C2). Ma i record continuano e si fanno agrodolci: tre promozioni e una retrocessione. Sempre part-time. Durante il mercato invernale 2002/03, Sasà Vullo adocchia il pitone a Chieti: coppia di rima e di gol (7) con Molino, gloria a Crotone, a otto anni dai rigori di Pescara. L'avvento di Zeman, poi, spinge il pitone verso Venezia per un doloroso arrivederci. I Pugliese dietro la scrivania e Cuccureddu (poi Oddo) in panchina, sempre di gennaio, ci si affida a Biancolino per contrastare il Napoli: tanto puntuale quanto letale (8 reti in 16 partite), il pitone segna al suo Napoli, nelle pozzanghere di febbraio e nella festa di giugno. Altra serie B, altro tormento: infortunio, recupero (6 reti in 13 partite) e retrocessione. Si ricomincia da zero: che fare? Un tatuaggio, tanto per gradire. Una caterva di gol, per riscrivere i libri di storia. Un'altra promozione, per fare tripletta. E adesso? «L'avevo promesso: un bel disegno sul braccio sinistro, un pitone che stringe una B».
Capitano di lungo corso, leader della vecchia guardia, Simone Puleo, 27 anni, milanese, ha legato la sua carriera all'Avellino fin dall'alba del nuovo millennio (fatta eccezione per un breve parentesi). In maglia biancoverde ha vissuto gioie e dolori, ha conquistato successi e patito sconfitte, fino alla grande gioia della sua terza promozione personale. Molto abbottonato sulla vita privata che preferisce non mettere in piazza, ha come hobby preferiti il cinema e l'X-Box. Legatissimo ad alcuni ex compagni di squadra (soprattutto Ignoffo, ma anche Carbone e Corallo), ricorda con poco entusiasmo il rapporto con il tecnico Oddo, mentre apprezza le doti umane di Vullo. Per lui una stagione magica, da calciatore : l'ennesima promozione con l'Avellino.
Sembrava destinato a un ruolo marginale e invece Raffaele Gragnaniello, 25 anni estremo difensore di Scafati, s'è ritrovato a essere primo portiere dell'Avellino, raccogliendo il testimone da Cecere. E' sposato con Lucia, un rapporto cresciuto e consolidatosi negli anni, fin dai tempi della scuola: è lei il suo portafortuna, la chiama puntualmente prima di ogni gara, mentre non ha riti scaramantici, anche perchè è molto religioso. Ama il cinema, la lettura (ha apprezzato Angeli e Demoni di Dan Brown), la musica, soprattutto Vasco Rossi, il cui concerto visto a Salerno considera come uno dei più bei ricordi. Segue il Napoli, senza però esserne un tifoso sfegatato, e tra i colleghi ammira in particolare Buffon e Marchegiani. Adora la città di Napoli, ne riconosce i tanti problemi e pensa che si possano risolvere solo con l'insegnamento e la cultura.
Piedi ruvidi, polmoni d'acciaio, un cuore grande: sono le caratteristiche di
Raffaele Ametrano, 34 anni, da Castellammare di Stabia,, alla sua terza stagione e alla seconda promozione ad Avellino, ultimo approdo di una lunga carriera in giro per l'Italia. Con una splendida esperienza, quella alla Juventus, che considera molto importante per gli insegnamenti ricevuti da grandi campioni ancorchè poco fortunata per com'è andata a finire. Senza dimenticare altri bei ricordi: dal successo con la Nazionale under 21 nell'Europeo di Spagna all'esordio in serie A, a 22 anni, in Udinese-Cagliari. Tifosissimo del Napoli, oltre che ammiratore di Maradona, ha così festeggiato una doppia promozione. Adora Eros Ramazzotti (possiede tutta la discografia). Tra gli altri hobby, il cinema. Tipo tranquillo, alla mondannità preferisce una serata tra colleghi-amici: Sullo, Riccio, Moretti e Biancolino.
Con i suoi 33 anni da poco compiuti, Vincenzo Riccio, alla sua terza stagione in Irpinia, è uno dei veterani dell'Avellino, con la cui maglia ha appena conquistato la seconda promozione in serie B. Sposato con Tina, che conosceva fin da ragazzino, ma con la quale il rapporto è cominciato all'inizio della carriera calcistica: hanno una figlia di 5 anni, Anastasia. Molto romantico, gli piace stare in auto con la moglie ad ascoltare musica che faccia sognare. E' talmente scaramantico che preferisce non rivelare assolutamente i suoi non pochi riti pre-partita. In un'intervista ha confessato di essersi fatto una canna da ragazzino, ma consiglierebbe a tutti di non fare altrettanto. E' un ragazzo affabile e disponibile, sempre pronto alla battuta. E' molto legato alla sua famiglia: adora la ricorrenze in cui stare uniti.
«È tempo di gioia, poi penseremo al futuro»

MARCO INGINO Al 43’ del secondo tempo, probabilmente, non ci credeva più nemmeno lui. Marco Pugliese, con l’angoscia dipinta sul volto, aveva quasi deposto le speranze.A quel punto, il suo gesto della disperazione, nel chiuso del settore riservato ai dirigenti che si trova alla destra della sala stampa, è stato quello di prendere sulle sua ginocchia Sabato Cirino, un bimbo di sei anni di Serino ritenuto un vero portafortuna del sodalizio irpino. Ed è stato proprio allora che, quasi per miracolo, il sinistro di Rivaldo ha fatto esplodere il Partenio. Per il presidente sono stati momenti di delirio: «Sono sempre stato ottimista e fiducioso anche se con il passare dei minuti stavo sprofondando nell’angoscia. Per quello che avevamo fatto nel corso della stagione sarebbe stato ingiusto non festeggiare - ha detto il presidente - . Abbiamo vinto contro tante difficoltà, ingiustizie, cattiverie e scetticismo. Per quanto mi riguarda questa promozione è stata più bella e più sofferta di quella conquistata due anni fa contro il Napoli». Nel momento della gioia, il presidente non ha mancato di rivolgere un pensiero particolare alla squadra ed allo staff tecnico e direnziale: «A vincere è stato un gruppo di ragazzi dalle grandi doti morali, oltre che tecniche - ha detto Marco Pugliese - . Una menzione particolare la devo fare per mister Galderisi, che ha plasmato questo gruppo e disputato un grande girone d’andata, per Vavassori, che è stato bravo a gestire la fase più delicata della stagione, ed alla vecchia guardia con Puleo, Biacolino, Moretti, Ametrano e Riccio su tutti che sono stati fondamentali. Il futuro? Vedremo. Adesso è il momento di festeggiare anche se non abbiamo dimenticato certe cattiverie. A volte non vi nascondo che si fa spazio anche il pensiero che il gioco non vale la candela. Per fare la serie B occorre che intorno alla squadra si faccia quadrato ad iniziare dalle istituzioni che finora sono sempre state latitanti. Adesso, però, ogni discorso è prematuro. Questo è il momento di festeggiare perchè abbiamo riscattato la disgraziata stagione dello scorso anno». A pochi metri di distanza gli fa eco il patron Massimo Pugliese: «Ad inizio stagione avevamo promesso la serie B e siamo stati di parola - ha detto Massimo Pugliese - . Questa è la nostra vittoria ed il trionfo della squadra. Il prossimo anno? Per adesso pensiamo a goderci questo momento poi, dopo una settimana di riflessione, decideremo cosa fare. Quest’anno sono state tante le cattiverie che abbiamo subito e non è semplice assorbire tutto. Non a caso, a differenza di quanto accaduto in passato, la vera festa promozione stavolta la faremo nello spogliatoio perchè è qui che abbiamo costruito il nostro successo». Fin qui le dichiarazioni dei massimi esponenti del sodalizio avellinese che, in tre anni di gestione, hanno conseguito due promozioni ed una retrocessione che da ieri non fa più male.

«Per noi e l’Avellino la serie B è meritata»


MICHELE DE LEO
FABIANA DI NARDO La sente come sua questa vittoria. Galderisi esulta per l'Avellino. «Abbiamo fatto un miracolo. Sapevo che ce l'avremmo fatta. E lo avevo detto in tempi non sospetti. Nonostante tutte le difficoltà incontrato sono riuscito a tirare su un gruppo competitivo e all'altezza di un campionato di vertice». L'esonero non gli è andato giù. «La squadra nel girone di ritorno non ha reso come doveva. Ma dopo un girone di andata a quei livelli un calo poteva anche esserci. E poi sono stato mandato via nel momento più importante. Dopo la beffa della gara interna contro la Ternana e la sconfitta, seppur netta, contro la Cavese». Qualche rimpianto Galderisi ce l'ha. «Saremmo andati comunque in B. Eravamo la squadra più forte. Anche più del Ravenna che, comunque, ha dimostrato di essere più continua». Parla della società, del suo futuro, della voglia di tornare in panca da protagonista. «La cosa più importante è che l'Avellino è andato in B. Per il mio futuro c'è tempo. Ho dimostrato di essere un buon allenatore. Uno che ha lavorato tra mille difficoltà, con un ritiro estivo ricco di problemi. Con calciatori che arrivavano e altri che volevano andare via. Avellino s'è dimostrata un ambiente infernale. Una città dove si vive di calcio, dove le pressioni aumentano giorno dopo giorno. Una piazza che sa esaltarti quando vince e sa deprimerti al massimo quando i risultati non arrivano. Ho pagato a caro prezzo per colpe anche non mie. E mi dispiace perché avrei voluto conquistarla io questa promozione». L'addio dopo il ko di Cava de'Tirreni, l'arrivo di Valvassori. Poi la ricorsa inutile sul Ravenna e gli spareggi. «Contro il Taranto sono stati 180 minuti sofferti, ma alla fine è venuta fuori la qualità del gruppo. E il carattere di quei calciatori che sono legati da anni a questa piazza. A Foggia è stata una partita difficile. Senza Biancolino, giocare senza di lui, è difficile anche se, a conti fatti, bisogna lodare Evacuo, Greco e tutti gli altri. Perché l'Avellino senza quel tridente sarebbe stata una squadra come tutte le altre. E poi la società. Bisogna dare atto ai dirigenti di essere riusciti a blindare gli elementi migliori. I Pugliese vanno ringraziati per il lavoro che hanno fatto. E al di là dell'esonero non me la sento di condannarli». «Anche perché - e conclude - l'Avellino è stato penalizzato sotto tutti i punti di vista. Dalla penalizzazione agli arbitraggi. L'importante, però, è essere tornati in B. Questa promozione la sento come mia al 75%. Porterò l'Avellino nel mio cuore».

DALLA SEDE DEL CLUB
Ragazzi che emozioni, è stato BELLISSIMO eravamo all'inferno e in poco più di un minuto a disposizione ci siamo trovati in Paradiso. in Sede c'è stato un boato che sembrava fossimo allo stadio, ci si è ritrovati abbracciati senza sapere come.Poi naturalmente brindisi e sfilata per le vie di Cambiano, a talproposito a breve pubblicheremo alcune foto. nella gioia più completa non poteva mancare una telefonata a casa Lombardi per salutare il nostro Grande Presidente Onorario, e grande Capitano di tutta la tifoseria Biancoverde. Ancora grazie Adriano anche per il buon profeta che sei stato nell'essere sicuro della Promozione.Naturalmente un grazie a Tutta la dirigenza Dell'US Avellino a partire dalla Famiglia Pugliese per finire ai Magazzinieri, senza dimenticare il Grande NANU di cui avremo sempre un ottimo ricordo e che ci trova concordi nel dire che la promozione la sente sua .

GRAZIE
Forza Lupi Sempre


michele mastromartino

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